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La roccia di Kupang

La roccia di Kupang Nel 1992 durante delle operazioni di scavo in una cava situata sul Mount of Satan, Oesu’u (soprannominata “la collina di Satana”), vicino alla città di Kupang (Indonesia), in una grotta del Bukit Nitnai il geologo e ricercatore C.A. Castillo rinvenne una pila di blocchi di pietra molto duri, ma una di quelle pietre in particolare catturò subito la sua attenzione poiché sembrava formata da due rocce fuse insieme e sulla cui superficie vi erano dei graffiti che raffiguravano delle immagini celesti come…;  stelle, un sole, una figura umanoide con lo sguardo rivolto verso l’alto e delle frecce che puntano su uno dei corpi celesti che erano raffigurati su quella pietra. Queste incisioni, se guardate accuratamente somigliano sorprendentemente alle mappe stellari collocate sulle sonde interplanetarie Pioneer 10 e Pioneer 11 lanciate nello spazio nel lontano anno 1972. Queste placche furono ideate dagli astronomi Carl Sagan e Frank Drake nell’eventualità che le due sonde venissero in contatto con delle civiltà extraterrestri con un livello tecnologico pari a quello terrestre o superiore, sulle placche (in alluminio anodizzato e oro), vi sono incise le figure di un uomo e una donna nudi, la raffigurazione del nostro sistema solare e la posizione della Terra rispetto alla sua stella oltre a contenere delle informazioni circa la provenienza delle due sonde. Inoltre si è scoperto che avvicinando questa roccia vicino a delle apparecchiature elettriche o elettroniche, questa rileva avere delle proprietà magnetiche, ma ritornando alla somiglianza che ha questa pietra con le placche installate sulle sonde spaziali, ovvero…; La figura umana incisa sulla roccia sembra avere il braccio sollevato in aria come quella incisa sulla placca delle due sonde. Sulla pietra vi è inciso la raffigurazione di un sistema stellare formato da sette pianeti e un Sole. Il mistero si infittisce quando sono giunte le prime stime su quando questa pietra fu incisa, infatti le stime riportano che queste raffigurazioni risalirebbero ad almeno qualche migliaio di anni, ma allora una domanda è d’obbligo…  Com’è possibile che anticamente, su una roccia vi siano state incise delle raffigurazioni ideate migliaia di anni dopo? Nonostante le evidenti somiglianze bisogna anche considerare che potrebbe trattarsi di un falso poiché alcuni ricercatori...

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Cavaliere Nero

Cavaliere Nero Cos’è cavaliere nero o Black Knight? No, non stiamo parlando del cavaliere nero narrato nelle vicende di Camelot della leggenda di re Artù, parliamo semplicemente di un satellite artificiale che orbita attorno al nostro pianeta e che non si riesce a capire ancora la sua origine. Si dice che nel 1899 Nikola Tesla, dopo aver terminato la costruzione di un apparecchio radio ad alta tensione, captò per la prima volta un messaggio proveniente dallo spazio, dal 1920 in poi, si sono susseguite numerose altre volte ricezioni provenienti da questo satellite poiché anche numerosi radioamatori intercettarono un segnale simile a quello intercettato da Nicola Tesla, anche gli astronomi dell’epoca iniziarono a fare le prime osservazioni e a studiare quell’oggetto che per quei tempi era impossibile che esistesse. Nel 1940, i giornali “St. Luis Dispatch” e il “The San Francisco Examiner”, riportarono per la prima volta la storia dell’esistenza di un satellite che orbitava attorno alla Terra, successivamente, all’inizio degli anni sessanta, l’11 febbraio 1960 testate giornalistiche di tutto il mondo riportavano notizie tipo “qualcuno aveva messo in orbita qualcosa”. Negli anni dal 1950 al 1960 anche i giornali hanno riportato la notizia di un oggetto artificiale che orbitava attorno alla Terra, le prime foto di “cavaliere nero” sono state scattate all’inizio del 1960, qualche studioso ipotizzo che il segnale contenesse un messaggio tanto che nel 1970 si riuscii a decodificarlo lasciando perplessi gli studiosi che si occupavano della decodifica, il altre parole il contenuto del messaggio evidenziò che la sua provenienza era originaria del sistema stellare Epsilon Boote. Si è ipotizzato che si trattasse di spazzatura spaziale, come ad esempio un satellite spia sovietico, certo come soluzione per spiegare la su presenza è plausibile, ma ciò non spiega come potesse esistere già nel 1899 quando fu intercettato per la prima volta, da notare che anche gli Stati Uniti e Unione Sovietica mostravano parecchio interesse verso questo strano oggetto alimentando ancora più l’alone di mistero che circonda questo strano oggetto. Nel 1960 la Us-Navy, disponeva di uno schermo radar per l’individuazione dei satelliti spia nemici, ebbene anche lo schermo Radar della Us-Navy intercettò quel misterioso oggetto in orbita. Nel 1998, il “Black Night” fu...

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La Lente di Nimrud

La Lente di Nimrud Nel 1850 durante gli scavi archeologici in Iraq, nei pressi dell’antico palazzo assiro di Nimrud, l’archeologo inglese sir Austen Henry Layard, portò alla luce uno strano manufatto appartenuto a quell’antica popolazione. Quest’oggetto ha fatto nascere svariate teorie circa l’uso che il popolo Assiro poteva farne. Infatti, parliamo di un pezzo di cristallo di rocca che dal modo in cui è stato modellato e dall’accurata levigatura fatta  su di esso, ricorda molto da vicino le moderne lenti ottiche. Questo manufatto è meglio conosciuto con il nome di “lente di Nimrud”, la sua costruzione si stima che risalga a circa 3000 anni fa. Tuttavia, le opinioni degli studiosi circa l’uso di questa lente sono ancora contrastanti, poiché c’è chi afferma che questo pezzo di cristallo serviva solo come uno specchio ustorio, cioè come un moderno accendino per accendere il fuoco, altri ricercatori invece affermano che questo manufatto è la prova che l’antico popolo Assiro aveva già la capacità di costruire telescopi astronomici ben 2500 anni prima che Galileo costruisse il suo primo telescopio nel 1608. Ad avvalorare quest’ultima ipotesi, è che nei racconti degli antichi Assiri, essi affermavano che il Dio Saturno, era un pianeta circondato da serpenti, certo, sarebbe un’ottima prova poiché gli anelli di Saturno possono essere visti solo tramite un telescopio. A dissentire dalla teoria del telescopio, ci sono illustri scienziati che affermano che questa lente in sé, non ha una potenza tale da essere usata per osservazioni astronomiche, di contro, chi sostiene la tesi del telescopio, afferma che mettendo in serie queste lenti, si raggiunge una potenza necessaria per poter scrutare il cielo notturno. Ma lasciamo che questo enigma lo risolvano i lettori. Un’altra ipotesi è stata avanzata dagli archeologi, poiché, conoscendo l’elevata capacità degli artigiani assiri nel modellare pietre, cristalli, metalli etc., questo cristallo secondo loro non sarebbe altro che una lente d’ingrandimento, costruita apposta per aiutare gli artigiani assiri a creare nuove complesse incisioni. Successivi studi hanno confermato che effettivamente questo manufatto possiede delle proprietà uniche per quei tempi, infatti, sottoponendola a delle prove ottiche, è risultato che questa lente poteva correggere leggermente l’astigmatismo di una persona, ma le domande che ci poniamo allora sorgono spontanee,...

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La pila di Baghdad

La pila di Baghdad Nel 1936, in uno scavo archeologico effettuato nei pressi del villaggio Khujut Rabu, vicino Baghdad, venne riportato alla luce, un manufatto che a prima vista sembrava una giara in ceramica, dagli esami condotti in laboratorio la datazione dei reperti risultò essere risalente alla dinastia dei Parti, ovvero risalente circa al 150 A.C. –  226 D.C.. Qualche anno dopo, precisamente nel 1938, l’archeologo di nazionalità tedesca Wilhelm König, scovò per caso questo manufatto in una delle collezioni del museo nazionale dell’Iraq, “(Willhel König era anche direttore del museo)”, che guardandolo con attenzione suscitò in lui molta curiosità per le caratteristiche che mostrava quel manufatto, infatti dalle prime analisi, nel manufatto erano presenti due barre metalliche che somigliavano sorprendentemente ai due elettrodi che sono presenti nelle pile o nelle celle galvaniche, “Anodo [-] e Catodo [+]”. Nel 1940 Wilhelm König, dopo essere ritornato in patria, a Berlino radunò la stampa e consegnò un libretto di appunti nel quale esponeva una sua tesi secondo cui il manufatto, poteva essere stato in passato una cella galvanica per placcare degli oggetti in oro oppure in argento. Attualmente, sono custoditi nel museo nazionale di Baghdad, circa una dozzina di questi manufatti, la sua struttura consiste in una giara di ceramica con una guarnizione metallica che a sua volta avvolgeva un cilindro di ferro chiuso ermeticamente con un tappo di asfalto. Questo manufatto, si ipotizza che potesse essere realmente un accumulatore di corrente, in quanto se, riempito con una soluzione acida, la reazione chimica ottenuta, tendenzialmente sarebbe in grado di produrre energia, cioè sarebbe un sistema di immagazzinamento della corrente simile alle odierne pile zinco-carbone. Forse queste antiche “pile” venivano usate solo nella placcatura dei metalli, ma se fosse così, apriremmo la strada ad un nuovo mistero, ovvero, come mai sulle pareti e nei soffitti di alcune piramidi di quello stesso periodo storico, non c’è nessuna traccia di fuliggine causata dalle torce? Come mai in alcuni bassorilievi egizi presenti nel tempio di Luxor, viene raffigurato un lungo tubo trasparente all’interno di cui vi è un serpente e alla sua estremità continua come una lunga corda? Guardandolo il bassorilievo con occhi moderni possiamo giustamente pensare che si tratta...

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