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Viracocha… mito o realtà? Seconda parte

Viracocha… mito o realtà? Seconda parte Gli interrogativi se si può esigono delle risposte. Come detto prima quest’uomo alto, barbuto, biondo apparve presso l’Isola del Sole (Lago Titicaca). Nell’epoca in cui apparve, nelle valli andine regnava il caos, e il suo divenire fu finalizzato a riportare l’ordine, la civiltà, e la convivenza pacifica tra gli uomini di quelle terre. Aveva poteri immensi, poteva controllare la pioggia, appiattire montagne, deviare fiumi. Virachoca camminò per tutto il Sud America e, durante il suo viaggio fece molto di più, pose le basi per future città, che poi vennero costruite. Maria Scholten, studiosa di mitologia andina, verificò e dimostro che Tiahuanaco, Copacabana, Pukara, Raqchi, Cusco (Sacsayhuaman), Ollantaytambo, Machu Picchu, Vitcos e Cajamarca sono tutti quanti siti archeologici “allineati”, in una linea immaginaria che era poi il cammino seguito da Viracocha, una linea che unisce Tiahuanaco con Tumbes. Qualunque sia la vera origine di Viracocha, non si spiega come mai molti siti archeologici andini siano allineati in modo così misterioso e preciso. Ma veniamo al punto cruciale…questo personaggio che predicava insegnava cose molto simili e quelle della religione cristiana poteva essere qualche apostolo che si era spinto a predicare fino nelle Americhe? Oppure poteva essere anche … Gesù stesso? Ma come si è creato questo parallelismo tra i due personaggi storici? Le tradizioni che parlano di Virachoca hanno origine in America centrale in un tempo che si può considerare parallelo alla crocifissione di Gesù. Varie storie stabiliscono delle credenze e coincidenze comuni, tra i due personaggi, che erano prevalenti in Mesoamerica durante il XVI secolo: Nascono entrambi da una vergine; Sono associati con una nuova stella; Si sono esibiti in miracoli; Hanno insegnato la pratica del battesimo; Sono stati associati con la croce; Sono stati un simbolo di morte e resurrezione; Mandarono i discepoli a predicare la Sua parola; Profetizzarono di eventi futuri; Promisero che sarebbero venuti una seconda volta; Sono stati i creatore di tutte le cose; I suoi figli diventeranno signori ed eredi della terra. Quindi si potrebbe ben capire come possa essere nate certi parallelismi tra i due personaggi leggendo le coincidenze sopra. Alcuni studiosi sostengono che Gesù nei suoi anni silenziosi, che corrono tra l’infanzia...

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Nan Madol, Un mistero nel mistero- Seconda Parte

NAN MADOL – Un mistero nel mistero – Seconda parte Ad occuparsi del mistero di Nan Madol molto seriamente, fu un colonnello inglese nonché scrittore ed esploratore James Churchward, durante le sue ricerche sull’esistenza del perduto continente di Mu. Gli studi di James sull’argomento furono molto controversi, egli porto a testimonianza di quello che affermava prove tipo le cosiddette tavolette Naacal, da lui ritrovate in alcune località dell’India e in Messico. Queste tavolette erano state scritte in un linguaggio sconosciuto e lui, grazie all’aiuto di un saggio asiatico, affermo di essere stato in grado di decifrarle, ricavandone informazioni sulla storia dell’umanità. Peccato pero che poi gli archeologi non diedero nessuna considerazione alle sue scoperte. Secondo le convinzioni di Churchward, il continente di Mu, situato nella parte centro-meridionale del Pacifico, sarebbe stato la sede di un Impero del Sole, che diede origine a tutte le antiche civiltà del pianeta, prima di essere distrutto. Il continente di Mu fu distrutto da almeno due catastrofi. La prima avvenuta in tempi immemorabili avrebbe spezzato il grande continente, dando origine ad una serie di isole minori. La seconda sarebbe avvenuta circa 12 mila anni fa, sommergendo anche tutte le isole, tutto flora, fauna, tutto perso. Secondo Churchward. Nan Madol è solo quel che rimane delle rovine dello scomparso continente di Mu, e afferma anche che sparse per l’oceano Pacifico ve ne sono anche altre. (Due enormi colonne, sormontate da un arco, dell’atollo corallino di Tonga-Tabu; le piramidi delle isole di Guam, di Tinian e dell’isola Swallow; le ciclopiche muraglie delle isole di Lele e di Kusai (sempre nelle Isole Caroline); le muraglie delle Isole Samoa; le colonne di pietra, a forma di tronco di piramide, delle Marianne; la grande rovina sulla collina di Kuku, a 30 miglia da Hilo, nell’arcipelago delle Hawaii; i reperti delle isole Marchesi, nella Polinesia orientale, l’isola di Rapanui e altre rovine minori.) Egli nel suo libro, The Lost Continent of Mu del 1926, descrive cosi Nan Madol: «Qui si trova ciò che considero il reperto più importante tra quelli rinvenuti in tutta l’area dei Mari del Sud. Si tratta delle rovine di un grande tempio, una struttura che misura 90 metri di lunghezza e...

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Alatri, un mistero quasi risolto 2/2

Alatri, un mistero quasi risolto 2/2 Una leggenda antichissima, vuole che Alatri sia nata da un raggio di sole il 21 dicembre dell’anno 1000 a.C. (???). La leggenda è bellissima ma è anche alquanto improbabile. Giuseppe Caponi, eminente studioso di Alatri, ci racconta che con tutta probabilità che la città fu fondata dagli Ittiti provenienti dalla Mesopotamia, che raggiunsero l’Italia in epoca remotissima. Lo dimostra uno strano ritrovamento fatto presso il sito di Tell Hariri in Siria, dove sono state ritrovate ben tavolette in argilla. Una di queste tavolette era una lettera mandata dal re del regno di Mari al figlio, per informarlo delle ottime condizioni di conservazione delle poderose difese di Alatri. Questa è come se fosse una conferma indiretta…della teoria di Caponi… Fin qui un poco di storia non guasta…. Ma le meraviglie dell’Acropoli sono ben altre. Orientata archeo astronomicamente, chi la realizzo trasse l’idea dalle Stelle e dal Sole, e si pensa che guardando in cielo ” Castore e Polluce” i cui punti luminosi ricalcano sulla Terra la costellazione dei Gemelli, l’ispirazione sia nata da li. Si sa poi che, il rapporto con la natura e principalmente con il cielo ha sempre influenzato le antiche civiltà, e come conseguenza di ciò, le conoscenze astronomiche influenzarono le realizzazioni architettoniche diventandone parte integrante, orientando le assi delle strutture, seguendo i cicli di Sole e Luna e indirizzandoli verso le stelle del cielo che avevano un preciso significato religioso. Alatri è nata cosi, chi la costruita, ha atteso un raggio di Sole del solstizio d’estate, affiorare su una roccia che sarebbe poi diventata il punto più alto e importante dell’Acropoli. Giuseppe Caponi nel suo libro “La progenie Hetea” scrive testuali parole, “Gli antichi costruttori hanno orientato la nostra città per sentire dall’Oriente il potere dell’alba, come se avessero voluto trarre gli auspici di un tempo senza tramonto, per la città che affidavano al Dio Sole, in un giorno di solstizio. E il Sole ne indicò il centro, nell’incontro del primo raggio mattutino, con l’ultimo del vespro. Era il comportamento di una sensibilità religiosa, maturata in millenni di storia, che nulla ha a che fare con la leggenda o una qualunque fantastica interpretazione: è un...

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Alatri, un mistero quasi risolto, Parte 1/2

Alatri, un mistero quasi risolto, Parte 1/2 Il nome antico di Alatri è Aletrium, ed è una delle principali città degli Ernici. La leggenda vuole che l’origine della città risalga agli Ausoni, ma è solo un’ipotesi, perché si pensa che sia ancora più antica. E infatti grazie al ricercatore Fabio Garuti, sono state tradotte le scritte presenti sulle mura (Lettere dall’Alfabeto OGHAM in lingua Gaelica) ed è finalmente stato possibile datare le mura di Alatri ad almeno al 3.000 a.C. Le mura avrebbero quindi più di 5.000 anni. L’ acropoli è l’esempio più perfetto e splendidamente conservato di mura poligonali. Le mura poligonali sono mura innalzate in opera poligonale, tramite la posa di grandi massi lavorati fino ad ottenere forme poligonali, per essere messe ad incastro senza calce, con cunei che riempiono i rari spazi vuoti. Secondo gli antichi “Euripide, Strabone, Pausania”, sono state costruite dai Ciclopi, oppure attribuite al mitico popolo preellenico dei Pelagi che sempre secondo gli antichi avrebbero anche costruito le mura delle città micenee di Tirinto, Micene e Argo. Ma già su questa questione, recenti studi hanno messo in dubbio questa teoria, poiché è molto difficile fare risalire questi manufatti ad una popolazione specifica, per il semplice motivo che di questo tipo di mura ne sono state trovate in tutte le parti mondo, e anche in luoghi completamente isolati tra di loro come l’Isola di Pasqua e l’Australia. Non c’è nessun indizio storico attualmente che popoli così lontani, abbiano avuto contatti culturali tra di loro. Quindi la domanda d’obbligo che nasce, è come hanno fatto, popoli che non hanno contatti tra loro, ad usare la medesima tecnica costruttiva? Per ora non c’è nessuna certezza in merito. Esiste una precisa catalogazione sulla costruzione delle mura poligonali. La 1^ e la 2^ maniera sono tentativi di raggiungere la perfezione. La 3^ e 4^ maniera sono invece tentativi che portano a dei veri capolavori, e le mura di Alatri rientrano in questa classificazione. Nella 3^ maniera i blocchi perfettamente geometrici sono dei veri e propri poligoni, con superfici perfettamente levigate e posati in modo assolutamente combaciante. Nella 4^ classificazione i blocchi sono perfettamente a forma di parallelepipedi quadrangolari, non sempre ben levigati e combacianti...

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La roccia di Kupang

La roccia di Kupang Nel 1992 durante delle operazioni di scavo in una cava situata sul Mount of Satan, Oesu’u (soprannominata “la collina di Satana”), vicino alla città di Kupang (Indonesia), in una grotta del Bukit Nitnai il geologo e ricercatore C.A. Castillo rinvenne una pila di blocchi di pietra molto duri, ma una di quelle pietre in particolare catturò subito la sua attenzione poiché sembrava formata da due rocce fuse insieme e sulla cui superficie vi erano dei graffiti che raffiguravano delle immagini celesti come…;  stelle, un sole, una figura umanoide con lo sguardo rivolto verso l’alto e delle frecce che puntano su uno dei corpi celesti che erano raffigurati su quella pietra. Queste incisioni, se guardate accuratamente somigliano sorprendentemente alle mappe stellari collocate sulle sonde interplanetarie Pioneer 10 e Pioneer 11 lanciate nello spazio nel lontano anno 1972. Queste placche furono ideate dagli astronomi Carl Sagan e Frank Drake nell’eventualità che le due sonde venissero in contatto con delle civiltà extraterrestri con un livello tecnologico pari a quello terrestre o superiore, sulle placche (in alluminio anodizzato e oro), vi sono incise le figure di un uomo e una donna nudi, la raffigurazione del nostro sistema solare e la posizione della Terra rispetto alla sua stella oltre a contenere delle informazioni circa la provenienza delle due sonde. Inoltre si è scoperto che avvicinando questa roccia vicino a delle apparecchiature elettriche o elettroniche, questa rileva avere delle proprietà magnetiche, ma ritornando alla somiglianza che ha questa pietra con le placche installate sulle sonde spaziali, ovvero…; La figura umana incisa sulla roccia sembra avere il braccio sollevato in aria come quella incisa sulla placca delle due sonde. Sulla pietra vi è inciso la raffigurazione di un sistema stellare formato da sette pianeti e un Sole. Il mistero si infittisce quando sono giunte le prime stime su quando questa pietra fu incisa, infatti le stime riportano che queste raffigurazioni risalirebbero ad almeno qualche migliaio di anni, ma allora una domanda è d’obbligo…  Com’è possibile che anticamente, su una roccia vi siano state incise delle raffigurazioni ideate migliaia di anni dopo? Nonostante le evidenti somiglianze bisogna anche considerare che potrebbe trattarsi di un falso poiché alcuni ricercatori...

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Cavaliere Nero

Cavaliere Nero Cos’è cavaliere nero o Black Knight? No, non stiamo parlando del cavaliere nero narrato nelle vicende di Camelot della leggenda di re Artù, parliamo semplicemente di un satellite artificiale che orbita attorno al nostro pianeta e che non si riesce a capire ancora la sua origine. Si dice che nel 1899 Nikola Tesla, dopo aver terminato la costruzione di un apparecchio radio ad alta tensione, captò per la prima volta un messaggio proveniente dallo spazio, dal 1920 in poi, si sono susseguite numerose altre volte ricezioni provenienti da questo satellite poiché anche numerosi radioamatori intercettarono un segnale simile a quello intercettato da Nicola Tesla, anche gli astronomi dell’epoca iniziarono a fare le prime osservazioni e a studiare quell’oggetto che per quei tempi era impossibile che esistesse. Nel 1940, i giornali “St. Luis Dispatch” e il “The San Francisco Examiner”, riportarono per la prima volta la storia dell’esistenza di un satellite che orbitava attorno alla Terra, successivamente, all’inizio degli anni sessanta, l’11 febbraio 1960 testate giornalistiche di tutto il mondo riportavano notizie tipo “qualcuno aveva messo in orbita qualcosa”. Negli anni dal 1950 al 1960 anche i giornali hanno riportato la notizia di un oggetto artificiale che orbitava attorno alla Terra, le prime foto di “cavaliere nero” sono state scattate all’inizio del 1960, qualche studioso ipotizzo che il segnale contenesse un messaggio tanto che nel 1970 si riuscii a decodificarlo lasciando perplessi gli studiosi che si occupavano della decodifica, il altre parole il contenuto del messaggio evidenziò che la sua provenienza era originaria del sistema stellare Epsilon Boote. Si è ipotizzato che si trattasse di spazzatura spaziale, come ad esempio un satellite spia sovietico, certo come soluzione per spiegare la su presenza è plausibile, ma ciò non spiega come potesse esistere già nel 1899 quando fu intercettato per la prima volta, da notare che anche gli Stati Uniti e Unione Sovietica mostravano parecchio interesse verso questo strano oggetto alimentando ancora più l’alone di mistero che circonda questo strano oggetto. Nel 1960 la Us-Navy, disponeva di uno schermo radar per l’individuazione dei satelliti spia nemici, ebbene anche lo schermo Radar della Us-Navy intercettò quel misterioso oggetto in orbita. Nel 1998, il “Black Night” fu...

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