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Agricoltura su Marte, sarà possibile?

Agricoltura su Marte, sarà possibile? La Nasa oltre che occuparsi dell’esplorazione dello spazio…ha da qualche tempo iniziato uno studio per realizzare nuove tecniche per la coltivazione delle patate in ambienti estremi, sicuramente una domanda che ci porremmo immediatamente è questa; …cosa c’entra un’importante agenzia spaziale che si occupa dell’esplorazione dello spazio, con le tecniche agricole? Ebbene, la risposta è una, ed è logica considerando che i dati che si otterranno da questo studio, serviranno a selezionare delle nuove varietà di patate e alla realizzazione di nuove tecniche agricole da utilizzare in seguito all’interno di serre da costruirsi in situ sul suolo marziano. Di certo non è la prima volta che si coltivano piante al di fuori del nostro pianeta poiché già sulla stazione spaziale “ISS” la coltivazione di lattuga è avvenuta con successo, questo nuovo programma “agricolo” è uno studio in collaborazione con il CIP (International Potato Center) e prevede la creazione di nuove “fattorie marziane” nelle aride distese del deserto di Atacama “Perù”, la scelta di installare queste strutture in un terreno desertico è stata motivata dalle estreme condizioni climatiche che caratterizzano il deserto di Atacama, infatti, la location del deserto di Atacama è stata scelta proprio perché è considerata uno dei luoghi più aridi della Terra, in altre parole, questo è un importante fattore che non passa inosservato se si vogliono ricreare delle condizioni climatiche il più vicino possibili a quelle marziane. Il team di scienziati ha selezionato un centinaio di varietà diverse di patate che saranno piantate nelle fattorie sperimentali, quaranta di queste varietà sono originarie delle Ande e riescono a crescere anche in ambienti climatici estremi e rocciosi, le rimanenti sessanta varietà, sono delle varietà di patate geneticamente modificate (OGM), queste varietà sono state modificate geneticamente allo scopo di resistere agli elementi patogeni, riuscendo anche a crescere utilizzando poca acqua. Naturalmente i ricercatori sperano anche che qualche piantina riesca a crescere in quel ambiente desertico poiché se le piante riusciranno a crescere anche in minima percentuale… l’esperimento agricolo sarà considerato riuscito e successivamente continuerà in un modulo/laboratorio costruito apposta per riprodurre le condizioni climatiche che caratterizzano Marte, quali…una ridotta gravità, la rigida temperatura “che può arrivare sino ai meno sessanta...

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Deserto di vetro

Deserto di vetro Il Dott. J.Robert Oppenheimer, padre della bomba atomica moderna, si senti rivolgere da un suo studente, una domanda, lo studente gli chiese se gli esperimenti atomici dell’era moderna fossero i primi e lui ritenne di rispondere alla domanda cosi……… “sì, in tempo moderni sì”. Una frase enigmatica e di non facile interpretazione, ma più avanti capirete il perché di questa frase Patrick Clayton geologo, esperto di deserti, nel 1932 si trovò per caso su una distesa di vetro nel deserto libico. Analizzò il materiale ritrovato e assieme a Leonard James Spencer, presidente della Società Mineralogica di Gran Bretagna ed Irlanda e Africa, e scrissero una relazione per conto del British Museum, tutto questo succedeva nel 1933. L’esistenza di questa distesa di vetro comunque era già nota fin dal 1848 quando un’altro esploratore Fresnel, ne rese pubblica la scoperta dandone anche una dettagliata descrizione. Questa distesa di vetro si trova sulla frontiera tra Egitto e Libia, e si stima sia sparsa su un’area di 6500 Km. Quadrati. Questi vetri sono colore giallo verdastro o anche rossastro, e hanno l’aspetto della plastica, se non fosse che al tatto si presentano durissimi, (6/6,50 della scala Mohs, scala che misura la durezza dei metalli, il diamante ha durezza 10 ed è il materiale più duro in assoluto). Questo strano materiale ha destato un forte interesse fra gli studiosi perché la sua origine è un vero enigma. Come si è prodotto? Dall’incontro di un corpo extraterrestre con la Terra? Molti scienziati ritengono che il vetro del deserto libico, sia una forma di Tektite (dal greco tekcos, che vuol dire fuso). Alcuni confronti con altre Tektiti, originarie di altre zone della Terra però, non hanno risolto gli interrogativi. La scienza ufficiale non è ancora riuscita a dare una risposta definitiva…ma potrebbero esserci altre teorie altrettanto interessanti …vediamole. In un passaggio del “Bhagavad Gita” testo vedico indiano viene descritto un antico disastro globale causato da “un’arma sconosciuta …un raggio di ferro”. Ora i versi di questo poema fanno pensare ad una antica arma nucleare. Le prove sembrerebbero (usiamo sempre il condizionale) uscire, in varie parti del mondo dove sono stati rinvenuti cristalli di silicio, che assomigliano in modo impressionante...

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I segreti di Giapeto

I segreti di Giapeto Terzo satellite naturale di Saturno, per dimensioni dopo Tritone e Rea, è l’undicesimo satellite naturale nel Sistema Solare. Scoperto dall’astronomo italiano Giovanni Domenico Cassini nel 1671, deve il suo nome alla mitologia greca. Di tutti i satelliti di Plutone è il più lontano, con la più alta inclinazione orbitale. A causa di questa lontananza e dell’orbita inclinata, Giapeto è la sola grande luna dalla quale gli anelli di Saturno sarebbero ben visibili; dagli altri satelliti interni infatti, gli anelli sarebbero visti di taglio e difficili da scorgere. Questo satellite si differenzia dagli altri per delle strane e ben visibili caratteristiche. La prima per avere una strana colorazione a due toni, un emisfero è molto scuro con una lieve colorazione rossastra, l’altro emisfero invece è molto brillante. Un ulteriore mistero è l’enorme cresta montuosa che lo percorre per circa i tre quarti del suo equatore, larga circa 100 Km. e alta in certe zone ben 20 km. Si sono fatte varie ipotesi sulla formazione di questa cresta montuosa, ma per ora sono rimaste a tale livello. A pensarci bene Giapeto è l’unico oggetto del sistema solare, che si potrebbe pensare come una struttura aliena, deliberatamente modificata da una civiltà aliena per attirare la nostra attenzione. Ipotesi azzardata …forse ma gli elementi per fantasticare su questa cosa ci sono. Queste sono le anomalie più curiose rilevate: In prossimità dell’equatore esiste una cresta montuosa larga 20 chilometri circa ed alta dai 13 ai 20 Km. di altezza, formata a sua volta da ben tre “cornici”, già se fosse una singola cornice darebbe da pensare, cosi è veramente enigmatico, Giapeto risulta schiacciato ai poli del 5 per cento, una percentuale molto importante per un pianeta solido di così modeste dimensioni (1436 Km. di diametro) Su Giapeto si vede un’ellissi scura e si estende per 240°, ossia 2 X 120°. 120 gradi è l’angolo esterno di un triangolo equilatero. Se si inscrive un tetraedro in Giapeto, due angoli della base di questo solido coincidono con l’inizio e la fine dell’ellissi. Ciò è riscontrabile con grande precisione. Il tetraedro è un solido platonico associato all’elemento fuoco. L’ellissi comincia e finisce tra due punti distanti 240 gradi:...

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Comando Spaziale Terrestre

Comando Spaziale Terrestre Nel 2013,  si diffuse nella rete una notizia circa una violazione dei server Nasa da parte di un hacker di nazionalità Britannica, Gary McKinnon Alias “Solo”, secondo le informazioni entrate in possesso dall’hacker, affermò che avrebbe scoperto dei file Top-Secret riguardanti esistenza di una presunta forza spaziale terrestre che orbiterebbe nello spazio, i documenti segreti parlano anche che opererebbe questa forza spaziale non si limiterebbe  ad operare solo nelle vicinanze della Terra, infatti il suo raggio operativo, si estenderebbe ben al di fuori dell’orbita del nostro pianeta. Se tutto ciò trovasse conferma, spiegherebbe anche i numerosi presunti avvistamenti di grandi navi spaziali extraterrestri che pare orbitano attorno alla terra, recentemente sono numerosi i post che circolano sui social che parlano di alcuni oggetti che orbitano nelle vicinanze della stazione spaziale ISS, a questo punto è lecito credere che anche la ISS è sotto osservazione da questi oggetti sconosciuti. Una domanda sorge spontanea però, e se si trattasse di oggetti artificiali costruiti all’uomo per difenderci dai pericoli che possono arrivare dallo spazio? Ebbene, se così fosse allora si capirebbero le dichiarazioni che fece l’ex presidente degli stati uniti d’America Ronald Reagan che annotò nel suo diario presidenziale queste parole. Washington 11 luglio 1985; ”Il pranzo con cinque eminenti scienziati spaziali, è stato interessante e affascinante, lo spazio è davvero l’ultima frontiera e alcuni degli sviluppi in astronomia e in altre discipline scientifiche, etc.etc… non sono fantascienza, ma sono realtà. La capacità della nostra navetta spaziale è tale, che si potrebbe orbitare attorno alla Terra e nello spazio con 300 persone “. Con queste poche parole scritte nel suo diario, l’ex presidente degli Usa Ronald Reagan, ha in qualche modo confermato l’esistenza di un programma spaziale Top secret, e lasciano supporre che da almeno trenta anni esiste una nave spaziale terrestre che orbita costantemente attorno al nostro pianeta. Lo stesso hacker mentre violava i server della Nasa, ha addirittura intercettato alcuni messaggi archiviati dal contenuto molto strano, in questi messaggi viene usata una terminologia che è in uso alla marina militare U.S.A., in uno di questi messaggi si parla di presunti trasferimenti spaziali di ufficiali non terrestri, tra una flotta di navi spaziali...

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Progetto Persefone

Progetto Persefone “Phersephone Project” è il nome che un gruppo di scienziati hanno dato ad un studio che ha come obiettivo finale quello di salvaguardare la vita esistente sul nostro pianeta, infatti, si sta studiando la possibilità di costruire una sorta   di arca spaziale affinché il genere umano possa sopravvivere ad eventuali catastrofi naturali e non. Questa nuova    “Arca di Noè spaziale”  consisterà in una navicella totalmente autosufficiente in grado di trasportare  degli    esseri umani in una missione che avrà lo scopo di scoprire dei nuovi mondi abitabili nel caso che una catastrofe mondiale si dovesse verificare realmente sul nostro pianeta. Il   progetto  allo studio è stato denominato “ Phersephone project”, dalle   scarne   notizie   che   trapelano, si dice che un team di scienziati provenienti da varie parti del mondo stanno studiando la possibilità di realizzare in laboratorio   delle    bio-tecnologie    che     potrebbero contribuire un giorno alla costruzione di un astronave. Usando queste nuove  bio-tecnologie, un’astronave concepita per ospitare  forme  di  vita  umana ed  animale, sarebbe una struttura autosufficiente in grado di trasportare  il  genere umano aldilà del sistema solare, secondo  il progetto  questo tipo di nave spaziale includerà nella sua struttura interna anche della materia organica. Inoltre    sarà    provvista   di  suolo artificiale per produrre cibo,  nuove tecniche per  la produzione   di alghe, (usando l’energia del sole si produrrebbero biocarburanti), secondo le stime fatte dagli scienziati, questo       modello   di   astronave   sarebbe in grado di sostenere senza problemi alcune migliaia di esseri umani per diverse generazioni. Si sta considerando applicare nella struttura della nave,  l’uso di  nuove bio-tecnologie  utilizzando del materiale vivo come le proto cellule, oppure usando le tecnologie della chimica intelligente programmabile. Se costruita, questa nave stellare abitabile, sarà in grado di rispondere a qualsiasi emergenza e magari anche di evolvere in base alle esigenze dei suoi abitanti, perché sarà una vera e propria nave generazionale. Attualmente la ricerca si sta concentrando sullo sviluppo di nuove tecniche di bio-ingegneria, la realizzazione del suolo artificiale e della formazione delle goccioline d’acqua che secondo i ricercatori, queste potranno essere programmate per trasportare gli elementi chiave per la vita di bordo. Questo importante progetto servirà a...

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Out of body experience

Out of body experience L’acronimo “OBE”, è un’espressione derivata dalla lingua inglese “(Out of body experience)”, ed è solitamente usata per descrivere alcune esperienze extracorporee avute da alcune persone i quali affermano di essere usciti dal loro corpo ed iniziare un viaggio astrale, proiettandosi in altri luoghi oltre i confini della loro vita corporea, in altri casi alcuni soggetti affermano di aver percepito il proprio corpo mentre fluttuavano attorno ad esso. Sarà capitato a tutti di sentire dei strani fatti che raccontano di persone che hanno avuto gravi incidenti stradali oppure sul lavoro che guardano i propri soccorritori fluttuando dal di fuori del proprio corpo, in alcuni casi descrivono nei dettagli gli interventi medici e i paramedici che si sono succeduti per soccorrerlo, anche in questo caso si parla di esperienza extracorporea poiché il soggetto soccorso afferma di aver visto i propri soccorritori mentre si avvicendano per rianimarlo. Oltre alle esperienze extracorporee, esistono dei racconti in cui alcuni soggetti dopo essersi addormentati, affermano di essere rimasti immobilizzati durante il sonno, come se un grosso peso calasse all’improvviso sul loro ventre limitando notevolmente oltre che i loro movimenti, anche la respirazione, certamente in questo caso questo tipo di storia non può essere paragonato ad un OBE, ma la somiglianza è notevole poiché esiste anche una sintomatologia medica che spiega questo tipo di “disturbi”…. La paralisi del sonno ad esempio, chiamata anche paralisi ipnagogica, questo disturbo si manifesta con un formicolio diffuso in tutto il corpo paralizzando gli arti e limitando la respirazione come nelle storie descritte dai soggetti in precedenza. Ma ritornando al titolo iniziale, esistono studi medici che parlano di esperienze extracorporee denominate “NDE (near death experience)”, queste sono delle esperienze definite ai confini della morte, gli studi sono stati condotti nel corso degli anni dal Dott. Pin Van Lommel (cardiologo e scienziato) e dal medico Sam Parnia, “primario del reparto di ricerca sulla rianimazione della Stony Brook University di New York”. Il Dott. Sam Parnia, fa parte del progetto “AWARE (in Italiano Consapevolezza durante la rianimazione)” , questo sarebbe uno studio che prevede una collaborazione internazionale tra scienziati, medici e infermieri che si occupano di pazienti che hanno avuto un “NDE” dopo un attacco...

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